Con Sergio Bonelli se ne va un pezzo di storia del fumetto italiano. Il mio non è un pensiero preconfezionato, imbottito di retorica e dettato dall'enfasi da encomio, e non si tratta nemmeno di un parere strettamente personale viziato da una radicata passione per il fumetto. Ritengo piuttosto di poter esprimere un giudizio oggettivo (e, in linea di massima, condivisibile anche da chi non ha mai aperto un albo della Sergio Bonelli Editore) rispetto a colui che ha portato fuori dai ranghi fumettistici e reso celebre alle masse un certo settore del fumetto tricolore. Basti pensare al successo di personaggi del calibro di Zagor (da lui creato nel '61) o il fantascientifico Martin Mystere, ma soprattutti a quel Dylan Dog, divenuto insieme a Tex un'autentica icona pop non soltanto tra i numerosissimi lettori ma nell'immaginario collettivo di un'intera generazione. Intuizioni che solo alle menti geniali non sfuggono. E il padre di Mister No univa un'innata genialità ad una sana passione per il proprio lavoro. "L'argomento Futuro -sosteneva infatti Bonelli in una famosa dichiarazione che oggi fa venire la pelle d'oca- è un lusso che non posso concedermi, data l'intensità con cui vivo il presente! E' ora di tornare alle tavole da revisionare, alle copertine da correggere, ai tanti nuovi progetti in cantiere che mi aspettano. L'unico accenno al futuro, può, al massimo, riguardare ciò che farò nei prossimi minuti". La sua morte ci porta via un grande uomo, ma ci lascia in eredità un grande insegnamento e un esempio da trasmettere alle nuove generazioni che andranno ad operare nel campo dell'arte e della cultura in generale.
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lunedì 26 settembre 2011
CIAO SERGIO
Con Sergio Bonelli se ne va un pezzo di storia del fumetto italiano. Il mio non è un pensiero preconfezionato, imbottito di retorica e dettato dall'enfasi da encomio, e non si tratta nemmeno di un parere strettamente personale viziato da una radicata passione per il fumetto. Ritengo piuttosto di poter esprimere un giudizio oggettivo (e, in linea di massima, condivisibile anche da chi non ha mai aperto un albo della Sergio Bonelli Editore) rispetto a colui che ha portato fuori dai ranghi fumettistici e reso celebre alle masse un certo settore del fumetto tricolore. Basti pensare al successo di personaggi del calibro di Zagor (da lui creato nel '61) o il fantascientifico Martin Mystere, ma soprattutti a quel Dylan Dog, divenuto insieme a Tex un'autentica icona pop non soltanto tra i numerosissimi lettori ma nell'immaginario collettivo di un'intera generazione. Intuizioni che solo alle menti geniali non sfuggono. E il padre di Mister No univa un'innata genialità ad una sana passione per il proprio lavoro. "L'argomento Futuro -sosteneva infatti Bonelli in una famosa dichiarazione che oggi fa venire la pelle d'oca- è un lusso che non posso concedermi, data l'intensità con cui vivo il presente! E' ora di tornare alle tavole da revisionare, alle copertine da correggere, ai tanti nuovi progetti in cantiere che mi aspettano. L'unico accenno al futuro, può, al massimo, riguardare ciò che farò nei prossimi minuti". La sua morte ci porta via un grande uomo, ma ci lascia in eredità un grande insegnamento e un esempio da trasmettere alle nuove generazioni che andranno ad operare nel campo dell'arte e della cultura in generale. A Noi Piace la Paura
“A partire dal 1611 l’Anaunia fu teatro di un lungo e straordinario processo di stregoneria dal tragico epilogo: dieci persone, sette donne e tre uomini, furono strangolate e poi bruciate sui roghi allestiti davanti al tristemente noto Palazzo Nero di Coredo, e altre diciannove furono condannate a pene pecuniarie o corporali”.
Dopo “Il Muro” del 2009 e “La Terapia” dell'anno seguente, il terzo progetto artistico de “La Chiave” ha affrontato la tematica della “Paura”.
Come nel caso dell'anniversario della caduta del Muro di Berlino, anche stavolta siamo partiti da un evento storico ben definito che fungeva da pilastro sul quale abbiamo strutturato il progetto ma che, puntualmente, si è ridotto ad uno mero spunto di riflessione per una più ampia analisi della tematica proposta dai curatori.
Le differenze sostanziali con il soggetto che ispirò il percorso del “Muro” si riscontrano nell'ambito geografico e nella portata storica dell'evento in questione. Non si tratta più di un evento epocale che interessa trasversalmente la geopolitica mondiale (come fu nel caso della caduta del regime sovietico), ma ci si focalizza su una delle più interessanti peculiarità storiche del paese natale e cuore pulsante de “La Chiave”: Coredo.
Quale occasione migliore per rendere omaggio al “Fior dela valada” (“il fiore della vallata”, questo l'epiteto storicamente attribuito a Coredo dagli abitanti della Val di Non) e per realizzare un progetto così stimolante e suggestivo se non il quattrocentesimo anniversario dell'inizio di una delle più controverse ed inquietanti vicende che hanno investito la vallata anaune?
Il progetto artistico “A chi piace la Paura?”, ideato dall'associazione La Chiave, era incardinato in un'iniziativa culturale più articolata promossa dall'assessorato alla cultura del comune di Coredo nell'agosto 2011 e denominata “1611-2011. Dall'inquisizione d'Anaunia ai giorni nostri”.
Si è trattato di una vera e propria “settimana della cultura” incentrata sulla tematica della stregoneria, della superstizione e della paura, sullo sfondo delle misteriose vicende legate al fenomeno inquisitorio (ma anche ispirate dall’affresco storico di una società rurale, povera e chiusa al mondo esterno, profondamente angosciata dalla minaccia della fame e dal timore delle epidemie e della morte).
Questa rassegna storico/artistica, la prima di una serie di appuntamenti culturali incentrati su tematiche specifiche che il comune di Coredo intende portare avanti, era strutturata in due sezioni: quella storica (conferenze, visite guidate ai luoghi dei processi e delle esecuzioni) perseguiva l'obiettivo di recuperare un frangente fondamentale del patrimonio storico/culturale di Coredo, mentre quella artistica (pittura, scultura, cinema, musica) ha riproposto in larga misura il marchio di fabbrica dell'associazione La Chiave, offrendo uno spazio di visibilità agli artisti emergenti e mettendo in luce la vivacità del panorama artistico giovanile, soprattutto quello locale.
Rispetto ai primi due progetti, in cui gli artisti partecipanti venivano invitati direttamente dai curatori senza alcun tipo di selezione, stavolta si è deciso di proporre un “concorso di idee” incentrato sulla tematica proposta.
L'ingente numero di adesioni e di progetti pervenuti, la qualità delle opere presentate e la partecipazione di artisti provenienti da tutta la penisola hanno dato ragione alla scelta operata dagli organizzatori e messo in luce un ulteriore passo in avanti dell'associazione che ormai vede nella professionalità un elemento imprescindibile.
Gli artisti locali sono rimasti ovviamente in primo piano (rappresentavano i 2/3 dei selezionati), ma la presenza di “artisti ospiti”, oltre che essere motivo di orgoglio per l'associazione, è un chiaro segnale di apertura verso nuovi orizzonti artistici e collaborazioni fuori provincia.
La settimana della cultura ha offerto inoltre un ulteriore motivo di interesse: essendo strutturata in diverse zone del paese consentiva al visitatore di riscoprire i luoghi più caratteristici e suggestivi del centro storico coredano.
La mostra artistica “A chi piace la paura?”, evento di punta dell'intera manifestazione, non poteva che trovare dimora nella prestigiosa Casa Marta, residenza rinascimentale, sede espositiva e centro culturale tra i più importanti delle valli del Noce.
“Il legno riprende vita”, il tradizionale simposio di scultura coredano (per l'occasione incentrato sulla tematica della stregoneria), ha animato il centro storico rievocando arti e mestieri di antiche origini. La biblioteca comunale, sede degli archivi che conservano gli scritti e i documenti relativi ai processi alle streghe, ha ospitato invece la conferenza del professor Maurizio Erlicher, massimo esperto di storia locale.
La sezione cinematografica nello storico “Cinema Dolomiti” non poteva che essere affidata a Michele Bellio, esponente dell'associazione La Chiave, giovane regista e critico cinematografico.
La proiezione in pellicola de “La Maschera del demonio” di Mario Bava, capostipite dell'horror made in Italy, rappresentava il fiore all'occhiello della rassegna, e il cortometraggio girato dallo stesso Bellio è stato un'ulteriore prova di come il panorama artistico sia attivo e in crescita su vari fronti.
In una settimana della cultura dedicata all'Inquisizione d'Anaunia non poteva mancare una visita guidata nel luogo più caratteristico e rappresentativo dell'intera vicenda, quel Palazzo Nero che fu sede dei processi del '600 e dell'esecuzione capitale di 10 persone.
Arte e storia si sono intrecciate ancora una volta in un progetto ideato dall'associzione La Chiave che continua la propria attività grazie alla passione messa in campo dai propri esponenti e alla collaborazione sempre più prolifica con altre realtà associative presenti sul territorio.
Mentre all'orizzonte si intravedono chitarre e amplificatori, un parco pieno di giovani e 7 chiavi...
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